domenica, Settembre 19, 2021
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Ford chiude sue fabbriche in Brasile dopo 102 anni

Il Brasile dirà addio alla Ford dopo 102 anni: la casa automobilistica ha annunciato questo mese che chiuderà le sue tre fabbriche a Taubaté, nello Stato di San Paolo, Horizonte, nel Cearà, e Camacari, nello Stato di Bahia, abbandonando completamente il Paese sudamericano.

I cambi nelle abitudini di consumo delle generazioni più giovani, il Covid-19, l’aumento del valore del dollaro con conseguenti costi maggiori nell’importazione dei pezzi e l’accumularsi delle scorte nelle fabbriche per le vendite che non compensano la produzione complessiva sono solo alcuni dei fattori che spingono la Ford ad abbandonare un polo industriale un tempo importante.

A tal proposito Edson Trajano, docente di economia all’Università di Taubaté, ha dichiarato in un’intervista all’Agenzia Dire come uno dei motivi che portato la multinazionale a lasciare il Brasile sia stato “l’aumento della competizione nel mercato automobilistico nel Paese: abbiamo assistito all’ingresso di diverse altre aziende nel comparto”. Questo ha ovviamente generato dei profitti minori per la Ford, con sempre meno veicoli venduti, sottolineando come essa abbia “una struttura produttiva molto più ampia del suo mercato di consumo di oggi”. Ciò ha condotto verso la situazione in cui la sede centrale versa più soldi alle sue sussidiarie in Brasile di quanti gliene arrivino indietro.

A ciò, poi, bisogna aggiungere il processo di de-industrializzazione che il Brasile sta affrontando negli ultimi anni: “Un altro fattore abbastanza rilevante è che in Brasile si è sempre avuta una difficoltà nel pianificare una politica industriale”, continua il professore: “Nel 1985 un quarto della ricchezza prodotta nel Paese aveva un’origine industriale, mentre oggi questa percentuale si attesta intorno al 10 per cento. In tutto il Brasile si sta vivendo una fase di de-industrializzazione, con l’aumento del peso specifico delle attività del settore primario rivolte all’esportazione e la riduzione di quello delle attività industriali”.

La situazione inoltre è preoccupante, poiché sebbene i lavoratori Ford nel Paese siano solo 5.000, e quindi questo non crea grandi timori riguardo al tasso di disoccupazione nazionale, il loro licenziamento potrebbe avere un grosso impatto sulle economie locali delle città in cui sono attualmente presenti le fabbriche, con conseguenze pesantissime su diversi settori, tra cui l’istruzione e la salute, come dichiarato sempre da Trajano: “Dal punto di vista economico e sociale, nella prima fase l’impatto maggiore si avrà nelle regioni dove si trovano le fabbriche e io credo soprattutto a Taubaté, che è una delle località brasiliane che più dipende dalla catena di produzione automobilistica”, notando poi che “Già si stanno manifestando alcune difficoltà”.

Il docente conclude poi la sua intervista a Dire con una dichiarazione lapidaria: “Negli ultimi sette anni abbiamo riscontrato diversi ostacoli nei tentativi di creare lavoro e reddito in città, soprattutto a causa dell’occupazione del settore industriale, che è calata costantemente. È successo anche a Bahia, dove la fabbrica disponeva di tutta una catena di produzione attorno, e anche a Horizonte, nel Cearà. Questi centri saranno quelli maggiormente danneggiati in questa prima fase”.

Foto Ford Italia

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