Lo pubblica investing.com  che scrive di un all’allarme spread esagerato anche se i numeri, nonostante i numeri siano  oscurati dai bollettini del virus e anche dalla crisi politica, raccontano un Paese che da vent’anni non riesce a ripartire

Negli ultimi giorni della crisi politica è riaffacciato lo spettro dello spread, tornato sotto i riflettori nonostante sia ancora sui minimi da 5 anni, lontanissimo dalle vicinanze dei 300 punti toccate nel 2018 e anche dai picchi a 230-240 toccati tra marzo e aprile del 2020.

Lo spettro dello spread è stato cancellato dal Recovery Plan di Ursula von der Leyen e dagli interventi di Christine Lagarde che con i suoi acquisti ha messo al riparo i BTP dalla speculazione. 

“Suonare in prima pagina l’allarme perché lo spread sale di una manciata di punti pur tenendosi sui minimi – scrive Investing.com-  può forse servire ad avvertire che giocare con la crisi politica in questa fase è un po’ come mettersi a danzare sul precipizio.

Oggi -prosegue-  il pericolo non si chiama ancora spread, ma è annidato nei numeri dell’economia, oscurati da quelli dei bollettini del virus.

L’unico settore che viaggia in territorio espansione nonostante la crisi è l’industria manifatturiera, forte di produzioni di elevata qualità che spaziano dalla meccanica alle attrezzature industriali fino al lusso e all’alimentare e possono contare su un mercato globale in ripartenza. Il resto langue da ben prima del virus, anche prima della grande crisi”.

Tra il 2001 e il 2007, l’economia italiana non cresceva  più dell’1% l’anno “con una disoccupazione molto più elevata degli altri Paesi avanzati e il freno a mano tirato da una macchina amministrativa, burocratica e giudiziaria che da mezzo secolo ha una necessità disperata di essere sfoltita e riformata…”

AGC GreenCom 18 Gennaio 2021 10:56