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giovedì, Agosto 11, 2022
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Oceani, aumento temperatura più alto di sempre nel 2020

Uno studio internazionale fatto da scienziati, tra i quali ricercatori italiani dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ed Enea, ha fatto emergere dati allarmanti: non solo il 2020 è stato l’anno in cui si è registrata la temperatura media globale più alta negli oceani, ma i cinque anni più caldi mai visti sono stati tutti a partire dal 2015.

Tra la superficie e i 2000 metri di profondità l’oceano nel 2020 ha assorbito 20 Zettajoule di calore, come se 630 miliardi di asciugacapelli fossero rimasti accesi giorno e notte per un anno intero, segnale inequivocabile del riscaldamento climatico.

Il 90% del calore del riscaldamento globale finisce negli oceani quindi in realtà il ‘riscaldamento globale’ non è altro che il ‘riscaldamento dell’oceano’”, dichiara Simona Simoncelli dell’Ingv di Bologna e co-autrice italiana dello studio insieme a Enea Franco Reseghetti del Centro Ricerche Ambiente Marino S. Teresa dell’Enea.

“Oceani più caldi influiscono notevolmente sulle condizioni meteorologiche locali, generando tempeste più potenti e favorendo l’innalzamento del livello del mare – continua Simoncelli – I risultati della ricerca rappresentano un ulteriore chiaro dato che indica la necessità di agire al più presto per limitare gli effetti del cambiamento climatico in atto”.

“Il riscaldamento osservato ha delle conseguenze. Il pianeta Terra sta diventando ogni anno sempre più caldo e il cambiamento climatico influisce quotidianamente sulle nostre vite e sulla nostra società – sottolinea ReseghettiLa vita di un numero sempre maggiore di persone viene messa in serio pericolo e purtroppo non si sta facendo abbastanza per cercare di limitare gli effetti nefasti del cambiamento climatico globale”.

Il riscaldamento degli oceani e del pianeta rende sempre più sensibile la nostra atmosfera, causando con l’aumentare del calore incendi più frequenti e devastanti e piogge più intense, con un accrescimento di tempeste e uragani, portando a una cifra più alta di catastrofi naturali in tutto il mondo. Basti a pensare al numero record di tempeste che hanno colpito il Nord America e il Vietnam, o l’uragano di categoria 5 che ha colpito le isole Fiji. E per i ricercatori “Il mar Mediterraneo non è da meno, anzi: tra tutte le aree analizzate in dettaglio in questa ricerca il Mediterraneo è il bacino che evidenzia il tasso di riscaldamento maggiore negli ultimi anni, confermando peraltro quanto già riscontrato nel Rapporto sullo Stato dell’Oceano del Servizio Marino Europeo Copernicus del 2016 e del 2018, proseguendo un processo iniziato una trentina di anni fa ma con un incremento più elevato rispetto alle altre aree oceaniche”.

Gli studiosi si stanno quindi adoperando con l’utilizzo di nuove metodologie e sonde per rilevare la temperatura dell’acqua marina fino a 2.000 metri di profondità: “I risultati ottenuti sono la riprova che sono in atto effetti globali di ampia portata sull’ambiente e sulla società, pertanto, forte è l’invito ad intervenire per limitare in modo importante le emissioni di gas serra e allo stesso tempo ad adattarsi alle conseguenze ormai inevitabili dell’incessante riscaldamento avvenuto negli ultimi decenni.”

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