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mercoledì, Maggio 25, 2022
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Università di Barcellona, posidonie oceaniche utili contro plastiche oceano

Sulla rivista Scientific Reports è comparso uno studio di esperti della Facoltà di Scienze della Terra e dell’Istituto di ricerca sulla biodiversità (IRBio) presso l’Università di Barcellona (UB) che sottolinea come la posidonia oceanica, una pianta acquatica endemica del Mar Mediterraneo, contribuirebbe al filtraggio e al raccoglimento delle materie plastiche, risultando dunque importante all’interno dell’ecosistema marino. La ricerca è stata fatta nel contesto delle coste di Maiorca.

“Questa specie vegetale potrebbe rappresentare una svolta nel filtraggio di materiali inquinanti dal mare – dichiara Anna Sànchez-Vidal, ricercatrice dell’Università di Barcellona e prima autrice dell’articolo – la posidonia oceanica manifesta caratteristiche simili alle piante terrestri, con radici, un fusto rizomatoso e delle foglie nastriformi che possono raggiungere un metro di lunghezza”.

“Nei banchi di posidonie – dice William P. de Haan, coautore dello studio – le plastiche vengono incorporate in agglomerati di fibra naturale dalla forma sferica, espulse dall’ambiente marino durante le tempeste”.

I riscontri rivelano che le microplastiche intrappolate dalle piante acquatiche sono principalmente filamenti, fibre e frammenti di polimeri più densi rispetto all’acqua di mare, come il polietilentereftalato (PET).

“Quando si verificano onde molto violente – sottolinea Javier Romero, del Dipartimento di Biologia Evoluzionistica, Ecologia e Scienze Ambientali e dell’Istituto di ricerca sulla biodiversità (IRBio) dell’UB – le aegagropilae vengono espulse e una percentuale raggiunge le spiagge. Non sono stati ancora condotti studi per quantificare il volume di aegagropilae depositate sui lidi, ma le stime attuali indicano che in questo modo possano essere prelevati circa 1.470 plastiche per chilogrammo di fibra vegetale”.

È stato inoltre stimato che le palline generate dalle posidonie potrebbero raccogliere fino a 867 milioni di plastiche ogni anno.

“L’impronta inquinante della plastica derivante dall’attività umana è un grave problema ambientale – prosegue Sànchez-Vidal – che colpisce gli ecosistemi costieri e oceanici di tutto il mondo. Da quando la produzione e il consumo di plastiche è diventato massiccio negli anni Cinquanta del XX secolo, questi materiali si sono accumulati in una serie di ecosistemi, compresi i fondali marini, dove sono stati trasportati dalle correnti oceaniche, dal vento e dalle onde”.

“Dobbiamo impegnarci per proteggere e preservare gli ecosistemi vulnerabili e preziosi che possono aiutarci a combattere la lotta al cambiamento climatico – chiude Sànchez-Vidal – la migliore strategia di protezione ambientale per mantenere gli oceani liberi dalla plastica prevede la riduzione del volume di rifiuti nelle discariche, per cui sarebbe opportuno fare in modo che l’uso di materiali inquinanti da parte della popolazione venga drasticamente ridotto”.

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