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giovedì, Agosto 11, 2022
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Coldiretti, 20 anni dopo primo caso di mucca pazza Italia Paese più green d’Europa

“Dopo l’emergenza mucca pazza l’Italia è diventata il Paese più green d’Europa con l’agroalimentare che è oggi la prima ricchezza del Paese con 538 miliardi di valore dai campi agli scaffali fino alla ristorazione che garantisce 3,6 milioni di posti di lavoro e vale il 25% del Pil”: con queste parole la Coldiretti il primo caso scoperto esattamente 20 anni fa in un allevamento di Brescia del primo bovino italiano affetto dal cosiddetto morbo della mucca pazza, l’encefalopatia spongiforme bovina (Bse) rintracciata per la prima volta in Gran Bretagna nel 1985 e poi diffusasi in tutta l’Europa, portando grande paura nel settore agroalimentare, soprattutto in Paesi come l’Italia, avendo esso ha un’importanza primaria nella nostra economia.

“Una dimostrazione oggettiva che – dichiara la Coldiretti – dallo shock dell’ultima grande epidemia, prima del Covid, impressa nella memoria collettiva è nata un’Italia migliore grazie alla scelta di investire su un progetto strutturale di rigenerazione che ha consentito al Paese di conquistare primati europei dal punto di vista quantitativo e qualitativo. L’agricoltura italiana a distanza di 20 anni è prima in Europa per valore aggiunto ma è anche la più green dell’Unione, con 311 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg, 5155 prodotti tradizionali regionali censiti lungo la Penisola, la leadership nel biologico con oltre 70mila aziende agricole bio, oltre al primato della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari”.

Un cambiamento traumatico, ma che a lungo andare ha dato modo all’Italia di migliorarsi, diventando ulteriormente un’eccellenza a livello mondiale.

“Un cambiamento – precisa la Confederazione – sostenuto anche dalla domanda degli italiani che nel corso degli ultimi 20 anni hanno moltiplicato gli acquisti di prodotti tipici, di prodotti biologici e soprattutto di prodotti locali a chilometri zero direttamente dagli agricoltori. L’Italia è l’unico Paese del mondo che può contare su una rete organizzata di vendita diretta degli agricoltori con Campagna Amica che mette a disposizione delle famiglie circa 1.200 mercati contadini a livello nazionale sia all’aperto che al chiuso con una varietà di prodotti che vanno dalla frutta alla verdura di stagione, dal pesce alla carne, dall’olio al vino, dal pane alla pizza, dai formaggi fino ai fiori per una spesa annua che prima dell’emergenza ha raggiunto i 2,5 miliardi di euro”.

Una popolazione legata alla genuinità di ciò consuma è quindi la chiave del successo dei nostri prodotti tipici, con la Coldiretti che sottolinea ulteriormente: “Dall’emergenza mucca pazza è emersa dunque una agricoltura rigenerata attenta alla qualità delle produzioni, alla salute, all’ambiente e alla tutela della biodiversità come dimostra il fatto che i mentre consumi domestici di alimenti biologici raggiungono la cifra record di 3,3 miliardi mentre la cosiddetta #DopEconomy, sviluppa 16,9 miliardi di euro di valore alla produzione”.

Il tutto sostenuto da norme rigorose, “come il monitoraggio di tutti gli animali macellati di età a rischio, il divieto dell’uso delle farine animali nell’alimentazione del bestiame e l’eliminazione degli organi a rischio Bse dalla catena alimentare”.

“La mucca pazza è stata uno spartiacque tra un modello di sviluppo dell’agroalimentare rivolto solo al contenimento dei costi ed uno attento alla qualità, all’ambiente e alla sicurezza alimentare e alla trasparenza dell’informazione ai consumatori”, dice il Presidente della Coldiretti Ettore Prandini, secondo il quale, inoltre: “proprio nel 2000 è iniziato un percorso, sostenuto dalla Coldiretti, per garantire la rintracciabilità delle produzioni dal campo alla tavola con un adeguato sistema di etichettatura di origine ed ora i tre quarti della spesa degli italiani non è più anonima, dalla carne al latte, dalle uova al miele, dalla frutta alla verdura, dalla pasta al riso fino ai salumi che avranno l’indicazione di origine obbligatoria a partire dalla fine di gennaio”.

Un’emergenza che si è trasformata in un’opportunità per l’Italia, che ha deciso di porre l’accento sulla qualità della sua produzione agroalimentare piuttosto che su un modello di business volto al risparmio assoluto. Una scelta che nel corso degli anni ha, stando alle parole dell’associazione, evidentemente pagato, visti i numeri che ci ritroviamo davanti, e che deve rimanere tale, nonostante le tante tentazioni che può suscitare una corsa al profitto assoluto a discapito della genuinità.

Foto: Facebook – Coldiretti Giovani Impresa

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