Boeing ha pagato 2,5 miliardi di dollari per chiudere l’inchiesta penale aperta per i disastri dei voli Lion Air 610 con189 morti il 29 ottobre 2018 e dell’Ethiopian Airlines 302 157 morti il 10 marzo 2019, dopo il quale vennero messi a terra per 20 mesi tutti i 737 Max 8, il modello coinvolto in entrambe le tragedie. I due incidenti, avvenuti a pochi minuti dal decollo, erano dipesi dal cattivo funzionamento di un software di pilotaggio automatico per il quale i piloti non avevano ricevuto una formazione adeguata.

Quando il colosso americano dell’aviazione lancio’ il 737 Max 8, lo propose come il jet piu’ efficiente mai immesso sul mercato.

Merito dei nuovi motori che consentivano un risparmio di carburante pari al 13% rispetto al predecessore, il 737 NG.

Motori di dimensioni maggiori rispetto al solito, tanto da dover essere montati in una posizione più elevata e avanzata rispetto all’ala.

La differente disposizione dei motori avrebbe squilibrato il bilanciamento dell’aeromobile, aumentando il pericolo di una velocità insufficiente a restare in aria.

Modificare i motori in maniera tale da non influire sul bilanciamento avrebbe richiesto mesi di tempo e, ritardando ulteriormente le consegne, c’era il rischio di perdere contratti a favore del modello concorrente, l’A320neo dell’eterna rivale Airbus. Per ovviare all’inconveniente, Boeing decise quindi di installare negli aerei un software anti-stallo, che abbassasse automaticamente il muso dell’aereo quando l’angolo di attacco, ovvero l’angolo tra il flusso d’aria e l’ala, fosse risultato troppo elevato, comportando il rischio di stallo aerodinamico. 

Fu proprio il malfunzionamento di questo software che causò la caduta del Lion Air 610 e dell’Ethiopian Airlines 302. Entrando in conflitto con altri avvisi di cabina, il sensore che misurava l’angolo di attacco aveva indicato per errore ai piloti uno stallo.

In questi casi, se il pilota non riconosce subito la segnalazione come erronea  il sistema di pilotaggio automatico prende il controllo, gli equilibratori scattano facendo abbassare il muso e l’aereo cade all’improvviso per recuperare la velocita’ che il software ritiene necessaria a superare la fase di stallo. Se ciò avviene dopo il decollo, il risultato e’ lo schianto del velivolo perche’  il software legge e trasmette al pilota informazioni erronee sull’altitudine.

I risultati dei test inclusi nelle centinaia di pagine dell’inchiesta avviata dal Congresso degli Stati Uniti era emerso che un pilota, confuso dalle informazioni contraddittorie, impiegava più di 10 secondi per rendersi conto di quanto stava accadendo e quindi seguire le corrette procedure per neutralizzare il comando che mandava in picchiata l’aereo, un elemento che era stato nascosto alle autorità di controllo.

Inoltre l’allarme che portava all’attivazione del sistema anti stallo era risultato essere fuori uso su gran parte della flotta di 737 Max ma questo non fu mai comunicato a piloti e compagnie aeree.

Gli incidenti con un 737 Max 8 avrebbero potuto essere più di due. Il giorno prima del disastro Lion Air, il software anti-stallo si era attivato in modo erroneo anche su un volo da Giacarta a Bali, sempre a causa di un difetto del sensore. In quel caso i piloti erano riusciti a spegnere il sistema automatico, operazione che richiede la pressione di due bottoni, evitando il peggio.

Sull’aereo Lion Air caduto nel mare di Giava lo scorso 29 ottobre 2019, il sensore era stato sostituito prima del volo fatale, senza riuscire ad evitare la tragedia, dal momento che l’equipaggio non aveva ricevuto la formazione adeguata.

Fu invece un problema a un motore a costringere un 737 Max 8 della Norwegian Air Shuttle a effettuare un atterraggio di emergenza a Shiraz, in Iran, lo scorso 14 dicembre 2019. Le riparazioni richiesero settimane di tempo poichè, a causa delle sanzioni inflitte dagli Usa a Teheran, risulto’ complicatissimo reperire i pezzi di ricambio.

Ed erano stati proprio problemi ai nuovi motori ad alta efficienza, costruiti da General Electric e Safran, a causare parte dei ritardi nelle consegne dei 737 Max 8 che, nell’agosto 2018, avevano spinto alle dimissioni il responsabile del programma 737, Scott Campbell.

Nello specifico, i dischi metallici delle turbine erano risultati soggetti a rottura, un difetto che era stato riscontrato quando gli aerei erano gia’ in fase di assemblaggio. Era il maggio del 2017. I voli di test furono sospesi e il componente sostituito.

Foto Boeig 737 Max 8

AGC GreenCom 8 Gennaio 2021 8:14