Greenpeace Italia ha chiesto al ministro dell’Ambiente Sergio Costa “di attivarsi subito con il governo francese per garantire a cittadine e cittadini italiani il diritto di partecipare alla consultazione sull’estensione della licenza di 32 vecchie centrali nucleari, operanti da 40 anni” in Francia.

Come chiarito in un comunicato, Greenpeace Italia sottolinea il diritto dei cittadini degli Stati confinanti – in caso possano essere danneggiati da un progetto – di partecipare a una procedura di consultazione – detta “trans-frontaliera” – sulle attività proposte come stabilito dalla Convenzione di Espoo, valida dal 1991, di cui l’Italia ha ratificato gli ultimi emendamenti con la Legge 3 maggio 2016 n.79.

“Come si vede, è stato un processo piuttosto lungo e complesso che si intreccia con le tormentate vicende delle direttive comunitarie – e norme nazionali – relative alla Valutazione dell’Impatto Ambientale (VIA)”, afferma Greenpeace, che sostiene il diritto della popolazione degli Stati confinanti “di potersi esprimere se si sentono ‘minacciati’ da progetti (pubblici o privati) che si prevede poter avviare al di là della linea di demarcazione territoriale. Perché, appunto, l’inquinamento non conosce confini”.

La paura dell’organizzazione è legata al fatto che l’Autorità per la Sicurezza Nucleare (Autorite de Surete Nucleaire – ASN) francese ha avviato una pubblica consultazione, dal 3 dicembre 2020 al 15 gennaio 2021, per prolungare di altri 10 anni l’attività di 32 reattori nucleari. Questi, appartenenti ai 52 impianti di Electricité de France (EDF), hanno raggiunto, o raggiungeranno entro 2030, i 40 anni di operatività, il limite di vita per il quale questi reattori sono stati progettati. Possibili incidenti, anche gravi, possono portare a grosse conseguenze anche sul territorio italiano: basti pensare che la distanza tra la centrale di Tricastin – con 4 reattori PWR da 915MW ognuno – e Torino è di soli 250 km in linea d’aria.

“È piuttosto ovvio che i cittadini italiani siano quindi ‘parte interessata’ – per usare il linguaggio della Convenzione di Espoo –ˮ, ribadendo il diritto degli italiani di partecipare a una consultazione pubblica “equivalente a quella garantita ai cittadini della Parte di origine”, come stabilito dalla Convenzione di Espoo.

Infatti “il governo di Francia, vincolato dalla Convenzione di Espoo – come afferma Greenpeace – avrebbe dovuto non solo notificare ufficialmente all’Italia che era partita una consultazione pubblica ma avrebbe anche dovuto mettere a disposizione dei cittadini italiani la relativa documentazione tradotta, per l’appunto, in italiano”.

Le norme transfrontaliere della Direttiva sulla Valutazione dell’Impatto Ambientale (Direttiva 2014/52/UE), della Convenzione di Aarhus e della Convenzione di Espoo stabiliscono che i governi debbano assicurare ai loro cittadini l’accesso alla documentazione rilevante e alla consultazione pubblica, nella loro lingua.

Greenpeace afferma: “Ovviamente, ciò non è successo e, in ogni caso, non ci risulta che il Ministero dell’Ambiente abbia informato i cittadini italiani di una tale consultazione”, e che “per questo abbiamo scritto al ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, chiedendogli, qualora il governo francese non abbia notificato all’Italia l’avvio della consultazione in corso, di richiedere tale notifica, chiedendo altresì che tutti i documenti relativi alla consultazione siano messi a disposizione, in lingua italiana, dei cittadini del nostro Paese”.

Una battaglia per il futuro del pianeta che si gioca dunque anche sul rapporto tra i vari Stati, visto che le azioni di uno possono portare a conseguenze anche nefaste per altri.

AGC GreenCom 5 Gennaio 2021 17:37