domenica, Settembre 26, 2021
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Algroalimentare: eccellenze italiane in crisi

In tempi di Covid il prosciutto di Parma perde il 30%, la mozzarella di bufala  anche il 60% meno; il settore italiano del vino perde un 25% sul fatturato 2019, quasi 2 miliardi di euro, e l’ittico va giù del 50% nonostante il Natale.

La chiusura della ristorazione è costata nel 2020, secondo gli ultimi dati Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) 43 miliardi in meno di consumi di eccellenze alimentari italiane, non compensati dall’aumento delle vendite al dettaglio che hanno prodotto circa 13 miliardi, arrivando così a produrre un saldo netto negativo di oltre 30 miliardi. Gli ultimi dati diffusi da Coldiretti/Filiera Italia, poi, parlano di una perdita di mezzo miliardo di euro solo in relazione al tradizionale veglione di Capodanno.

 “Il vino e’ stato sicuramente uno dei prodotti piu’ colpiti – commenta Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, la fondazione che tiene insieme il meglio del Made in Italy agroalimentare – Sono i vini di maggior valore ad averne risentito maggiormente considerando che il consumo del vino nella ristorazione rimane concentrato soprattutto a cena quando i ristoranti sono ancora incomprensibilmente chiusi anche nelle regioni gialle, quindi a basso rischio”

E prosegue Scordamaglia “Il blocco ha lasciato le grandi eccellenze alimentari – vino certo, ma anche formaggi, salumi – senza un adeguato canale di valorizzazione. Pensare che sia un bene trovare prodotti di grande qualità, sugli scaffali dei discount è un errore, è l’anticamera del fallimento: stiamo svendendo il Made in Italy”.

IUn guaio quindi per tutto il comparto alimentare italiano che oggi resiste strenuamente, restando primo settore del Paese, con un fatturato (considerandolo integralmente dalla produzione agricola alla ristorazione), di 538 miliardi di euro pari al 25% del Pil nazionale, e un export ancora in positivo nonostante l’annus horribilis dell’economia mondiale.

Da quello che si intuisce analizzando la situazione con gli esperti del settore, “se la situazione perdurasse – avverte Scordamaglia – l’unico effetto sicuro sarebbe in primo luogo la chiusura di molte aziende produttrici di eccellenze a cominciare soprattutto da quelle più piccole, una condizione che a lungo andare porterebbe a una riduzione della qualità del prodotto, con un danno irreversibile all’immagine delle eccellenze premium del Made in Italy”.

Ora occorre capire siamo cosa accadrà al canale della ristorazione allo scadere di questo Dpcm. Secondo Scordamaglia “L’unico modo per arginare questa deriva è riaprire in totale sicurezza il canale della ristorazione estendendo, per le zone che torneranno ad essere gialle, anche a cena gli orari di apertura”. Per il settore tutti gli sforzi fatti con i vari decreti, non potranno mai essere sufficienti a compensare le perdite subite dalla filiera agroalimentare.

Giuliano Longo
Direzione editoriale l'Unità, commissione parlamentare legge editoria 1980. CDA Sipra rai. Direzione comunicazione PCI. Amministratore delegato Paese Sera quotidiano. Direzione editoriale quotidiano Liberazione. Editore di Time out Roma. No Limits supplemento de l'Unità. Direttore editoriale free Press Cinque giorni successivamente Cinque Quotidiano
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