mercoledì, Settembre 22, 2021
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Scuole, D’Amato: devono restare chiuse

Con la fine del periodo natalizio e il ritorno al regime di vita ordinaria – ovviamente nei limiti imposti dalla pandemia – sorgono anche logiche preoccupazioni, legate soprattutto al periodo che si sta vivendo: la percentuale di positivi al Covid-19 rispetto agli ultimi tamponi effettuati secondo gli ultimi dati è infatti al 14%.

Eppure la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina sembra intenzionata ad andare avanti col suo piano di riaprire le scuole superiori con la presenza al 50% tra il 7 e il 15 gennaio. E questo preoccupa molti, anche nelle stesse istituzioni.

“Con questi dati in crescita faccio un appello al governo a riflettere bene sulla riapertura delle scuole superiori il 7 gennaio. Devono restare chiuse, in tutta Italia. Sarebbe estremamente imprudente in questa fase dell’epidemia riaprire le superiori fra una settimana”, queste le parole di Alessio D’Amato, assessore regionale del Lazio alla Sanità, a “Il Messaggero”.

“Il problema è dell’intero Paese – continua D’Amato – Occorre grande prudenza, siamo nella fase più delicata della pandemia, ci sono tre mesi invernali di fronte e noi saremo impegnati in una complessa campagna vaccinale. Il problema non sono le lezioni in aula – prosegue – ma tutto ciò che sposta la scuola, tutto ciò che gira attorno alla scuola. Pensare di ripartire, alle superiori, quando registriamo più di 20mila casi al giorno non ha senso”. Questo in un periodo successivo a quello natalizio, con grandi assembramenti causati dalle compere festive: “I dati che stiamo vedendo sono effetto dei contagi avvenuti una decina di giorni fa in coincidenza con lo shopping natalizio e gli spostamenti fra Regioni. Servono altri giorni per capire se ci sarà un assestamento o se si tornerà a crescere”.

Anche sui vaccini l’assessore D’Amato si sbilancia, affermando che “’il Lazio è la Regione che ha già eseguito più vaccinazioni, ma esiste un problema di numeri di dosi di vaccini. Se ne arrivassero di più saremmo pronti ad accelerare. Oggi siamo costretti a usarle al 66 per cento perché una quota deve rimanere come riserva in caso di contrattempi nelle forniture e per la seconda somministrazione. Onestamente è difficile capire come mai l’autorità regolatoria del Regno Unito abbia autorizzato il vaccino AstraZeneca, mentre l’Ema, l’agenzia europea, abbia detto che servirà almeno un mese”.

Foto: Facebook

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