mercoledì, Settembre 22, 2021
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RFI, “Direttissima” BO-FI con la “Grande Galleria Appenninica”

La “Grande Galleria Appenninica” fu aperta al traffico ferroviario, insieme alla allora nuova “Direttissima”, il 24 aprile 1934. E’ lunga 18 Km e 507 metri, solo 1300 metri più corta di quella del Sempione, per lunghi anni la più lunga galleria del mondo, con quota di valico a 328 metri sul livello del mare e pendenza massimo del 12 per mille.

L’esigenza di un collegamento ferroviario più agile e rapido tra Bologna e Firenze della precedente linea “Porrettana” (99 Km a singolo binario tra Bologna e Pistoia attraverso Porretta Terme) era evidente sin dagli ultimi anni dell’800. Con la nuova “Direttissima” la pendenza massima scendeva dal 26 al 12 per mille, la quota di valico si abbassava da 615 ai 328 metri e la velocità massima dei treni saliva da 75 a 180 km/h. Di conseguenza diminuivano drasticamente i tempi di percorrenza.

Il progetto della “Direttissima” richiese uno studio lungo e complesso, causa i terreni instabili dove doveva essere costruita. I lavori, rallentati e anche interrotti per la prima Guerra Mondiale, cominciarono in pratica nel 1913 e si protrassero appunto sino al 1934.

La linea fu progettata per essere realizzata come moderna, completamente a doppio binario e attrezzata per la trazione elettrica. L’infrastruttura più imponente era il sotto attraversamento dell’Appennino, da costruire appunto con una galleria chiamata subito “Grande Galleria Appenninica”, per distinguerla dalla precedente Galleria dell’Appennino, la prima galleria ferroviaria transappenninica costruita sulla Porrettana e lunga solo 2727 metri al tempo della trazione a vapore .

I lavori di scavo della nuova galleria ebbero un timido inizio nel 1920, ma l’impulso definitivo avvenne nel 1923. La sua lunghezza richiese l’allestimento di tre cantieri: due agli imbocchi della galleria e un terzo intermedio in località Ca’ di Landino, dove furono scavati due pozzi inclinati di oltre mezzo chilometro di lunghezza.

Nel corso dello scavo furono incontrate numerose difficoltà, prime tra tutte notevoli infiltrazioni d’acqua che, data la loro consistenza, dovettero essere incanalate in quelli che divennero veri e propri acquedotti destinati a servire i cittadini di Bologna e di Prato. Altra difficoltà e pericolo furono accumuli di gas grisù che, nonostante le precauzioni adottate, provocarono esplosioni e violenti incendi. Uno di questi, il 3 agosto 1928, dopo che fu fatta brillare una mina a circa cinque chilometri dall’imbocco lato Bologna, divampò per quasi sei mesi danneggiando gravemente la parte di galleria già realizzata.

Il 23 dicembre 1928 si incontrarono i cunicoli che procedevano da Vernio, lato Firenze, e dal pozzo intermedio di Ca’ di Landino. Quasi un anno dopo, il 4 dicembre 1929, cadde l’ultimo diaframma di roccia tra le avanzate di Ca’ di Landino e di Lagaro, sul lato Bologna, dove si erano incontrate le maggiori difficoltà.

Rispetto alla Porrettana il percorso della “Direttissima” cosi fu accorciato a 97 Km, rispetto ai 131 dell’altra. La costruzione della “Grande Galleria Appenninica” richiese 11 anni di lavori. Al suo interno fu addirittura realizzata una stazione sotterranea chiamata “Precedenze”. Stazione che, dismessa negli anni ’60 sia per motivi di sicurezza che per lo scarso traffico passeggeri, era inizialmente destinata, con due binari ai lati della linea principale lunghi 450 metri ciascuno scavati in gallerie parallele, a permettere il sorpasso dei convogli più lenti.

“Precedenze” venne collegata con l’esterno per mezzo di un tunnel inclinato di 1836 gradini sbucando in località Ca’ di Landino, Borgo del Comune di Castiglione di Pepoli, provincia della città metropolitana di Bologna. Castiglione dei Pepoli sorse con l’apposita edificazione degli alloggi destinati ad accogliere gli oprai addetti allo scavo. Attualmente la stazione è denominata “Posto di Comunicazione Precedenze”.

La “Grande Galleria Appenninica” è stata teatro di due tragici attentati: la “strage dell’Italicus” del 4 agosto 1974 con 12 morti e 48 feriti quando una bomba esplose all’interno di una vettura dell’espresso 1486 denominato appunto Italicus (Roma Tiburtina- Munchen) a 66 metri dall’uscita in prossimità della stazione di San Benedetto Val di Sambro. E quella del 23 dicembre 1984, nota come “strage del rapido 904” (o strage di Natale) Napoli-Milano, che provocò 17 morti e 267 feriti.

Foto FS

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