domenica, Settembre 26, 2021
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Marche, Politecnica studia i formaggi dei Monti Sibillini

L’Università Politecnica delle Marche ha studiato i formaggi dei Monti Sibillini del Maceratese, facendo una grande scoperta: il latte con cui essi vengono prodotti presenta una biodiversità macrobiotica consistente in diverse specie di lievito coinvolte nei processi di maturazione, e che influenzano la consistenza, l’odore e il sapore delle forme.

Il progetto “Bio.Mi.Ma.”, una collaborazione tra l’Ateneo e l’Assam, ha evidenziato inoltre una particolare biodiversità, del tutto naturale, osservata nel pecorino prodotto dal caseificio del Pastorello di Cupi di Visso, legato alle tradizioni, anche se dopo il terremoto si è trasferito in un impianto nuovo e moderno. Secondo i ricercatori ciò ha favorito questa peculiarità, pur derivata probabilmente dalla materia prima.

Vogliamo capire quale potrebbe essere la fonte di questi lieviti virtuosi – ha dichiarato Francesca Comitini, ricercatrice di microbiologia applicata agli alimenti della Politecnica delle Marche – ed è per questo che andremo avanti con ulteriori analisi. Nel tempo la sensibilità dei consumatori si è orientata verso alimenti che riportano a produzioni di tradizionali e di qualità, oppure verso alimenti con maggiori caratteristiche probiotiche, funzionali o arricchiti a livello industriale. Perché utilizzare alimenti modificati o integratori quando c’è la possibilità di avere tutto questo in modo naturale?”

Queste le parole di Giordano Nasini, direttore di Coldiretti Macerata: “Consumando cibi locali e di origine certa abbiamo la certezza di sostenere l’economia locale, l’ambiente e anche la nostra salute. Ero certo che il formaggio de nostri Sibillini e nello specifico quello del pastorello di Cupi, oltre ad essere buono facesse anche bene alla salute”.

Quelli del caseificio del Pastorello di Cupi sono stati inoltre formaggi mandati agli ospedali di Macerata durante il primo lockdown, anche per non sprecare le scorte destinati ai bar e ai ristoranti chiusi. Alimenti che i ricercatori della Politecnica delle Marche torneranno a studiare a fondo.

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