Il cambiamento climatico può causare squilibri alla sanità mentale delle persone? A quanto pare sì: un’analisi attenta dell’Organizzazione mentale della sanità (OMS) che cerca di relazionare i disastri naturali a effetti deleteri sulla salute mentale ha evidenziato che su 36 studi svolti tra il 7 e il 40 per cento di tutti i soggetti esaminati mostravano una qualche forma di psicopatologia. Alti livelli di calore in particolare aumenterebbero l’aggressività degli esseri umani, e come si è osservato nei mesi più caldi i tassi di criminalità e aggressioni aumentano considerevolmente. A questi periodi dell’anno è correlato anche un picco nei suicidi.

Interessante poi come il tasso di disturbo da stress post-traumatico legato all’Uragano Katrina peggiorò dal 14,9% otto mesi dopo il disastro al 20,9% un anno dopo.

Ma se i dati sono questi, perché non s’interviene maggiormente con terapie mirate nei confronti dei soggetti sofferenti? Molto probabilmente a causa di un pregiudizio diffuso che vede la patologia psichica meno grave di quella fisica, e quindi s’investono meno risorse verso la psicologia e la psichiatria.

Due branche la cui importanza, però, è sempre più evidente, soprattutto nel contesto della pandemia da Covid-19, che impone isolamenti forzati alla gente e dunque l’impossibilità per molti di socializzare o di condurre una vita normale.

Foto: Organizzazione mondiale della sanità

AGC GreenCom 30 Dicembre 2020 17:36