Il vaccino anti Covid come arma. Ed è guerra, inutile nasconderselo. Economica, politica con tutte le conseguenze e le vittime che seguono ogni conflitto. Un conflitto chimico batteriologico vero e proprio condotto sotto traccia a suon di fiale e di miliardi per conseguir successi inevitabili portatori di gloria e consenso in modo da consolidar chi sta al potere, magari su un seggiolone traballante.

C’è chi da tempo (non pochi e non da poco) ci ha fatto più che un pensierino. Mentre infuriano le polemiche tra favorevoli e contrari all’uso di siringhe e fiale si moltiplicano i sotterfugi destinati solo a far notizia, come l’anticipazione tedesca subito dopo lo scoccar delle mezzanotte tra il 26 e il 27 dicembre.

Ovvero di iniettar all’ospite di una casa di riposo del “Land” Sassonia-Anhalt alla centenaria (101 anni) ospite Edith Kwoizalla la prima somministrazione del vaccino anti COVID-19 Comirnaty sviluppato da BioNTech e Pfizer sperimentato, prodotto, autorizzato e commercializzato a tempo di ultra record.

Germania, così, con sotterfugio, prima assoluta in Europa, scoprendo tuttavia dopo poche ore seri problemi per quella difficile “catena del freddo” (-70/80 gradi) indispensabile alla conservazione di quel che spera sia il primo dei “miracolosi ritrovati”.

Tedeschi primi assoluti in Europa post-Brexit. Gia, perché il britannico ora fuori dall’Europa Boris Johnson aveva anticipato la somministrazione del vaccino rispetto alla procedure di tutela sanitaria europea, scoprendo con disappunto solo dopo che gli era cresciuta in casa una mutazione del Covid molto più contagiose e quindi assai pericolosa.

Per non parlare della Serbia, terza dopo Gran Bretagna e Svizzera, dove la prima dose è stata riservata per Ana Brnabić, Prima Ministra del Paese alle prese con l’irrisolta questione Kosovo ancora di fatto provincia di Belgrado. E potremmo andare avanti per un pezzo.

Per leggere il servizio originale di Ennio Remondino pubblicato da “Remocontro” clicca qui

 

AGC GreenCom 28 Dicembre 2020 14:57