L’ISPI istituto di studi per la politica internazionale pubblica una interessante analisi di Peter H.Hotez  secondo il quale l’ingresso nel 2021 manifesta evidenti segnali di come una pandemia possa mandare in pezzi l’economia globale e destabilizzare l’assetto delle nazioni.

Il contagio ha catapultato oltre 100 milioni di persone in condizioni di povertà estrema, e causato il crollo di mercati petroliferi, compagnie aeree e altri comparti industriali senza considerare che “la pandemia ha influenzato i risultati delle elezioni presidenziali statunitensi, fomentato migliaia di persone a Berlino in un tentativo fallito di prendere d’assalto il Bundestag  in seguito a una serie di proteste contro l’uso delle mascherine e del vaccino…”.

Tuttavia cambiamenti così profondi nell’assetto geopolitico internazionale non sono esclusivi di questa pandemia da Covid-19 come dimostra la storia del passato.

Non ci sono dubbi che l’impatto dei vaccini fanno riflettere su un “vaccino contro la povertà” che  collegano la diffusione di malattie al rallentamento dello sviluppo fisico ed emotivo dei bambini e a una riduzione della produttività agricola e all’andamento delle gravidanze.

Queste considerazioni già emerse negli studi condotti negli anni ‘90 dalla Banca Mondiale e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), “hanno portato all’inclusione di malattie infettive quali HIV /AIDS, tubercolosi, malaria e le malattie tropicali trascurate, fra gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio delle Nazioni Unite. Le stesse riflessioni sono alla base degli sforzi dei Partenariati per lo Sviluppo di prodotto (PDP) che collaborano, senza fini di lucro, con l’industria per la messa a punto di vaccini anti povertà di nuova generazione per garantire la salute in maniera universale”.

I PDP per i vaccini dovrebbero sviluppare nuovi prodotti di immunizzazione per i paesi a reddito medio-basso (LIMC) in Africa, Medio Oriente, America Latina e Asia dove permane un’elevata diffusione delle malattie legate alla povertà come la malaria e le malattie tropicali trascurate. Malaria e schistosomiasi in Africa, leishmaniosi in Medio Oriente e Nord Africa, malattia di Chagas in America Latina, sono solo alcune delle piaghe che i PDP cercano di combattere.

Attorno al concetto di “diplomazia dei vaccini” si è andato formando, quasi vent’anni fa.  Di fronte all’evidenza che il Covid-19  è stata la nascita dello strumento COVAX codiretto dall’alleanza per i vaccini (Gavi), dall’OMS e dalla coalizione per l’innovazione in materia di preparazione alle epidemie (CEPI), ed è finalizzato a supportare lo sviluppo, la produzione e la distribuzione dei nuovi vaccini Covid-19. 

COVAX punta ad estendere in maniera equa ai paesi a reddito medio-basso (LMIC) la distribuzione dei vaccini di ultima generazione che diversamente, i paesi LMIC avrebbero accesso esclusivamente ai sistemi di immunizzazione tradizionali o con approcci diversi, o perfino a vaccini di dubbia qualità.

Una forma di opposizione alla diplomazia vaccinale è quella del governo degli Stati Uniti che si rifiuta di contribuire all’iniziativa COVAX “ordinando l’uscita dall’OMS e persino firmando nel dicembre 2020 un ordine esecutivo “America First” che rivendica “l’accesso prioritario” ai vaccini Covid”.

Inoltre produttori vaccinali in Russia e Cina “testano o approvano vaccini di dubbia qualità, evitando in questo modo lo scrutinio da parte di rigide autorità di regolamentazione, ma negoziano accordi bilaterali con nazioni in America Latina, Asia e Africa per vendere i loro vaccini o proporre attività di produzione congiunta”. Altra forza contraria è quella del movimento No Vax  legata anche a estremismi politici.

Nel prossimo futuro l’approvvigionamento di vaccini verso i paesi a reddito medio basso potrebbe ancora dipendere “in larga misura da vaccini adenovirali prodotti da case farmaceutiche multinazionali o da aziende russe e cinesi, oltre che da vaccini a virione intero inattivato a basso costo e da vaccini proteici ricombinanti prodotti negli stessi paesi LMIC” come ad esempio Cuba.

Le organizzazioni che producono questo tipo di vaccini tradizionali sono membri della DCVMN, la rete di produttori di vaccini per i paesi in via di sviluppo. La buona notizia è che “Russia e Cina continuano a coinvolgere l’OMS per le procedure di pre-qualificazione, e che la Russia ha da poco lanciato una nuova partnership di sviluppo con una multinazionale farmaceutica con sedi in Europa e nel Regno Unito. Il nuovo presidente degli Stati Uniti si è impegnato a riportare il paese nell’OMS, e forse nel COVAX, facendo prevedere una possibile revoca dell’ordine esecutivo America First”.

“La sfida più urgente è quella di sostenere lo sviluppo di vaccini universali contro i coronavirus o contro altri virus potenzialmente pandemici, oltre che migliorare l’accesso a tecnologie vaccinali di ultima generazione. Sarà inoltre necessario rafforzare le autorità nazionali di regolamentazione che attualmente non soddisfano gli standard più rigorosi”.

A oggi il finanziamento di questi sforzi dipende ancora fortemente dal contributo degli Stati Uniti e dei governi europei oltre che della Fondazione Bill Gates, senza una convinta partecipazione di tutte le nazioni del Gruppo dei 20 (G20). Infine, bisognerà identificare meccanismi internazionali di contrasto alle pericolose manifestazioni di estremismo anti-scientifico”.

Foto OMS

AGC GreenCom 28 Dicembre 2020 16:32