mercoledì, Settembre 22, 2021
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Alitalia e il disastro mancato di 57 anni fa a Praga. Sabotaggio? Ma fu silenzio

Correva l’anno 1963 e si era in piena Guerra Fredda. I rapporti ovest-est in Europa difficili e problematici, ma non privi di tentativi commerciali d’apertura. Il collegamento ferroviario con vettura letto diretta Roma Termini-Mosca Bielerusskaja via Trieste era stato addirittura inaugurato domenica 28 maggio 1961 con partenza alle 21,30.

L’inizio dei viaggi della carrozza diretta Torino-Togliattigrad (già Stavropol’-na-Volga, ribattezzata col nome dello storico Segretario del Partito Comunista Italiano Palmiro Togliatti solo una settimana dopo la sua morte avvenuta il 28 agosto 1964) non erano molto lontani, essendo la Fiat (naturalmente spalleggiata dal Governo) da tempo in trattative lunghe e complesse con le Autorità sovietiche per aprire una fabbrica d’auto destinate all’Urss. Nel 1966 fu aperto infatti lo stabilimento di Togliattigrad, sulle rive del Volga, per produrre la rivoluzionaria Zhigulì, versione russa della Fiat 124.

E ad aprir la strada ad affari così importanti cosa c’era di meglio che cominciare da rapporti con i “satelliti” collegati a Mosca, a cominciare dall’allora fedelissima Cecoslovacchia? D’altra parte agli addetti ai lavori era noto come Praga fosse centro d’addestramento per comunisti occidentali, tra cui non pochi italiani, in grado poi di offrire eventuale supporto operativo alla causa bolscevica nel caso di invasione.

Tempi in cui, guarda caso, nacque l’accordo con l’Alitalia di allora, quella sana e in espansione, per istituire il collegamento aereo diretto Roma-Milano-Praga. Ma a causa di chi e per qual misterioso motivo mai accertato, almeno con chiarezza, uno dei quadrimotori turboelica Viscount utilizzati normalmente da Alitalia per Praga rischiò d’un soffio la catastrofe la cui causa sarebbe stata ben difficile da dimostrare? Sabotaggio? Forse qualcuno a bordo da eliminare a tutti i costi? Si parlò vagamente di tentativo di truffa, giustificazione che non avrebbe retto affatto al tempo. Tanto è vero che una stretta cortina di riserbo calò assai presto sull’episodio. 

Era giovedì 14 marzo 1963 quando appunto per quella rotta tra Italia e Cecoslovacchia il Vickers Viscount immatricolato I-LIFE volo AZ394 partì alle 10,03 da Roma Fiumicino per Praga, via Milano Linate. Il turboelica sostò a Linate dalle 11,25 alle 12,05, dove venne anche rifornito di 6500 libbre di cherosene, per poi giungere a Praga alle 14,05 (le 13,05 in Italia) senza altri scali intermedi. Nella capitale cecoslovacca il Viscount Alitalia fu rifornito di altre 7000 libbre di carburante riempendo così i serbatoi per un totale di circa 10.000 libbre, necessarie per il volo su Milano, compreso quanto avrebbe potuto  occorrere per eventuali necessità di dirottamenti sui aeroporti alternati nel caso di emergenze.

Un’ora dopo, alle 15,15, dopo aver imbarcato una trentina di passeggeri (di cui non si seppero mai le generalità), il Viscount avviò i suoi quattro motori e cominciò a rullare sulla pista. Ma, ottenuto il via dalla Torre di Controllo, mentre stava prendendo velocità per il decollo, improvvisamente tutte e quattro le turbine si fermano a pochi istanti l’una dall’altra.

I passeggeri vennero sbarcati e cominciarono i controlli. In breve si accertò che i serbatoi pieni del Viscount contenevano il 70 per cento d’acqua e solo il 30 per cento di cherosene.

La notizia di questo gravissimo episodio che avrebbe potuto provocare una tragedia evitata per un colpo di fortuna non venne divulgata per diversi giorni. Sebbene Alitalia avesse informato dell’accaduto il nostro Governo nelle due ore successive, non appena accertata la presenza dell’acqua nei serbatoi. Trapelò solo diversi giorni dopo, e a fatica, che era stata avviata un’inchiesta congiunta da parte di Alitalia, delle autorità cecoslovacche e della compagnia inglese BEA (British European Airways) che curava a Praga, con personale cecoslovacco, l’assistenza gli aerei italiani.

Si riuscì solo a sapere che vennero condotte analisi per tentare di accertare in quale scalo fosse stata imbarcata acqua al posto del cherosene, fatto mai accaduto prima di allora in nessun aeroporto, e si stabilì, con ragionevole certezza, che tutto era avvenuto proprio a Praga.

All’episodio non venne data enfasi, escludendo prontamente il sabotaggio ipotizzando invece un tentativo di truffa sul carburante a cura della ditta incaricata dei rifornimenti aerei. Ma come, una ditta di Praga, nazione all’epoca dove ogni attività era totalmente controllata dallo Stato? La vicenda del Viscount AZ fermato dall’acqua rimane ancora, almeno per il pubblico, un mistero. Chi sa?

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