sabato, Settembre 18, 2021
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UE/UK . Brexit al via il compromesso possibile

L’Ispi, Istituto di studi per la politica internazionale pubblica una sintesi dell’accordo UE/UK che vede una Brexit soft dopo lunga ed estenuante trattativa. Ne diamo integrale pubblicazione.

“Nelle ultime settimane Michel Barnier e David Frost, responsabili delle trattative per l’Ue e il Regno Unito, avevano ammesso che rimanevano ancora molti – forse troppi – nodi da sciogliere, ma Boris Johnson e Ursula von der Leyen avevano dato il mandato di continuare a negoziare e sono più volte intervenuti di persona alla ricerca di un compromesso.

Mentre il Regno Unito si trova ad affrontare le conseguenze della variante del Covid-19, il primo ministro britannico ha fatto concessioni che hanno finalmente sbloccato l’accordo.

Come si è giunti all’accordo e quali passi restano da compiere? Che soluzioni si sono trovate sui tre principali nodi (pesca, concorrenza leale e governance)? E quali le conseguenze per l’Ue e l’Italia in particolare

La posizione di Downing Street è sempre stata quella di arrivare a un buon accordo su Brexit, perché un accordo ‘cattivo’ sarebbe stato peggio del no deal.

Un accordo buono, secondo gli inglesi, si traduceva sostanzialmente nel take back control che entusiasma i brexiteers dai tempi del referendum: Londra intende avere le mani libere su immigrazione, aiuti di Stato, mercato interno e accordi commerciali con il resto del mondo.

Su queste premesse era stata scritta ad ottobre la proposta di Internal Market Bill, che arrivava addirittura a violare in parte l’Accordo di Recesso, un vero e proprio trattato internazionale con l’Ue che lo stesso Johnson aveva firmato solo pochi mesi prima.

La forte reazione europea aveva portato Jonhson a più miti consigli, ma lasciando comunque al capo negoziatore britannico David Frost il mandato di non retrocedere sul level playing field e sull’accesso dei pescherecci europei nelle acque britanniche.

Eppure a Londra, e non solo, montavano le preoccupazioni per una hard Brexit che nelle parole del Cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak avrebbe avuto sull’economia britannica un impatto economico addirittura peggiore della pandemia.

Il tutto peraltro mentre il premier Johnson continuava a raccogliere critiche nel paese per la gestione della pandemia e si trovava costretto annunciare nuove misure restrittive legate alla variante del Covid-19 a pochi giorni dal Natale. E’ stato probabilmente troppo anche per Johnson che alla fine ha fatto concessioni che vanno incontro alle richieste di Bruxelles.

D’altra parte la Commissione europea non ha mai negato l’importanza di un accordo, anche se non a tutti i costi. Importanza legata al fatto che gli interessi comuni tra Ue e Regno Unito vanno peraltro ben al di là dell’ambito strettamente commerciale: riguardano infatti anche la sicurezza e la collaborazione nel campo dell’intelligence, la lotta al cambiamento climatico, la ricerca (basti pensare a quella sui vaccini per il COVID-19). Il no deal avrebbe segnato negativamente i futuri rapporti anche in queste aree. Uno scenario che era meglio evitare nell’interesse di tutti.

I tre punti su cui discutevano UE e UK erano i diritti di pesca, le regole sugli aiuti di stato e la governance dell’accordo.

Prima di entrare nei dettagli, va ricordato però che dall’1 gennaio il Regno Unito lascerà comunque il Mercato Unico e l’unione doganale dell’Ue. In concreto questo vuol dire che subentreranno, ad esempio, restrizioni alla mobilità delle persone con un sistema di visti già annunciato da tempo da Londra (si veda più sotto).

Il governo inglese avrà inoltre mano libera nell’applicare accordi commerciali con paesi extra-Ue, già finalizzati con 29 paesi e regioni del mondo delle 40 che erano già parte di accordi con l’Ue, ma alle stesse condizioni di prima e non migliorativi per Londra, e con il Giappone, con cui l’UE non ha invece un accordo commerciale.

UE e UK stavano quindi negoziando prevalentemente un accordo di libero scambio che permettesse alle merci inglesi di entrare nel mercato unico europeo senza alcun dazio e vincoli quantitativi (mentre alcuni adempimenti doganali entreranno in vigore con possibili code alle dogane), e viceversa alle merci provenienti da paesi UE e dirette verso

Londra.

Quasi del tutto escluso è il settore dei servizi (inclusi quelli finanziari), malgrado questi siano di significativa importanza per il Regno Unito. Ma nelle 2.000 pagine circa dell’accordo c’è spazio anche per la collaborazione in altri campi (come ad esempio la difesa e l’intelligence) che peraltro potrà essere estesa e approfondita in futuro.

Per rendere concreto l’accordo manca ora il passaggio al Parlamento inglese, che non è necessariamente una mera formalità e dovrebbe avvenire entro fine anno. Il Parlamento europeo ha invece deciso di prendersi più tempo per valutare bene l’accordo e quindi si pronuncerà a gennaio, anche se nel frattempo l’accordo potrà entrare temporaneamente in vigore per evitare settimane di caos alla frontiera.

Giuliano Longo
Direzione editoriale l'Unità, commissione parlamentare legge editoria 1980. CDA Sipra rai. Direzione comunicazione PCI. Amministratore delegato Paese Sera quotidiano. Direzione editoriale quotidiano Liberazione. Editore di Time out Roma. No Limits supplemento de l'Unità. Direttore editoriale free Press Cinque giorni successivamente Cinque Quotidiano
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