Se è vero che il litio come è noto ha anche la proprietà di stabilizzare l’umore, non sembra abbia lo stesso effetto sulle relazioni diplomatiche tra Unione europea e CileInfatti, nell’ambito dei negoziati commerciali tra l’Europa e il Paese sudamericano, che si sono svolti a inizio dicembre, da Santiago è stato chiarito che il Cile non intende essere il bacino a cui l’Europa può attingere per soddisfare il suo bisogno di questo minerale. Sostanza che sarà venduta a prezzi preferenziali ad aziende con sede in Cile. Affermazioni che hanno sollevato le proteste della Unione europea, che non accetta che ci siano discriminazioni tra acquirenti locali e stranieri.

Il Viceministro cileno per le Relazioni economiche internazionali, Rodrigo Yáñez, ha rilasciato alla stampa del suo Paese la seguente dichiarazione: “Il nostro approccio mira a creare un’industria che ruota intorno al litio e non è quello di essere semplicemente un esportatore di materia prima”.

Questa presa di posizione del Cile non piace all’Unione europea, che, nell’accordo commerciale che sta redigendo, vieta ai partner commerciali di vendere energia e materie prime ad un prezzo minore nel loro mercato domestico.

Ma perché questo grande interesse nei confronti del litio da parte di questi due Stati? Il litio è infatti una delle materie prime più ricercate negli ultimi anni per la fabbricazione di batterie in grado di immagazzinare più alte dosi di energia e di conseguenza per il suo impiego nei veicoli elettrici aumentandone l’autonomia. Ancora il vero “punto debole” per questa tipologia di veicoli a emissioni zero.

Cile, Bolivia e Argentina detengono il 54% delle risorse mondiali di litio. In Cile, sono concentrate nelle saline del deserto di Atacama, per la maggior parte di proprietà di Corfo, una società statale, che, a sua volta, ha stipulato contratti di concessione con le aziende Soquimich (Sociedad Química y Minera de Chile) e Albemarle Corporation, azienda chimica con sede negli Stati Uniti a Charlotte, nella Carolina del Nord. Albemarle, dal 2016, vende il litio ad un prezzo minore nel Paese rispetto a quello delle esportazioni ad aziende che producono catodi, componentistica o altri prodotti a valore aggiunto. che hanno sede in Cile.

A settembre, la Commissione europea ha presentato il Piano d’azione sulle materie prime critiche, in cui, per la prima volta, tra le materie prime di importanza strategica per l’UE è inserito anche il litio e in cui si evidenzia che il Cile è l’unico Paese da cui deriva l’approvvigionamento di questo elemento, con un 78% di fornitura.

Sempre nel Piano, si legge che “per le batterie dei veicoli elettrici e lo stoccaggio dell’energia l’UE avrebbe bisogno, rispetto all’attuale approvvigionamento della sua intera economia, di una quantità di litio fino a 18 volte superiore nel 2030 e di una quantità 60 volte superiore nel 2050. Se non affrontato, questo aumento della domanda potrebbe causare problemi di approvvigionamento”.

Si propone, inoltre, di mobilitare investimenti pubblici e privati per far sì che entro il 2025 l’80% della domanda di litio sia soddisfatta da fonti europee. Un obiettivo che, però, sembra decisamente ambizioso se si considera la forte dipendenza attuale dal Cile e la quasi totale mancanza di questa risorsa, in Europa. Il litio, nella sua forma pura, è un metallo tenero color argento che si ossida rapidamente a contatto con l’aria o l’acqua

Il tema litio è strategico per l’Europa, per difendere la sua economia, i suoi produttori nel settore automotive e i suoi obiettivi di sostenibilità. Ma ancora sono molte le criticità nella sua strategia di approvvigionamento. Il prossimo round di negoziazioni sarà a gennaio, quando si vedrà se le diplomazie europee e cilene giungeranno a un accordo.

AGC GreenCom 21 Dicembre 2020 2:53