Nel nostro Paese si moltiplicano gli esempi di varie professionalità che si rimettono in gioco dedicandosi al mondo dell’agricoltura. Si tratta di nuove esperienze che combinano la tradizione con l’innovazione. Con Federica Sorrentino, la l’Agenzia di Stampa AGC-GreenCom ha deciso perciò di “incontrare a distanza”, nel rispetto delle disposizioni anti pandemia, Roberto Carotenuto, un esperto cineoperatore, un collega, che si sta dedicando ad un’impresa agricola a conduzione familiare nel viterbese. Più precisamente a Canino, nell’immediato entroterra rispetto alla costa tirrenica nella Maremma laziale, in Tuscia, a due passi da Vulci e dalla distrutta città di Castro. Oltre ad essere in prossimità del mare, Canino è vicino al Monte Amiata e al Lago di Bolsena.. 

Roberto, cosa l’ha convinta a mettersi in gioco nell’economia agricola?

“Prima di tutto nell’arco della mia carriera professionale mi sono ritrovato molte volte a fare riprese e servizi su aziende del settore e in quelle circostanze ho sentito dentro di me una forte attrazione. Da piccolo ho vissuto in Romagna da mia nonna in una fattoria e ciò resta tra i ricordi più belli della mia infanzia. Così, a un certo punto, con mia moglie abbiamo realizzato al nono piano di un palazzo condominiale al centro di Roma un grande orto di 150 mq, in cui abbiamo provato molti tipi di coltivazioni. Innestando anche dei piccoli alberelli. Dopo un po’ di tempo abbiamo fatto questa scelta, attratti dal cibo genuino pensando che sia cosa buona coltivarlo”.

Quali sono le difficoltà che incontra un neo agricoltore?

“Non essendo giovani, non possiamo godere di tutta una serie di facilitazioni che la Regione Lazio concede alle Start Up e alle nuove imprese. Però la vita che conduciamo ci sta dando molte soddisfazioni. Non ci aspettiamo grossi rientri economici, in quanto l’agricoltura non è in grado di offrirne, a meno che non si abbiano grandi estensioni di terreno.

Comunque, la zona in cui ci troviamo è tra le migliori d’Italia per la coltivazione delle olive. Produciamo un olio eccezionale che rappresenta la nostra produzione di punta. Abbiamo realizzato un grande orto in via di estensione, siamo in conversione biologica e abbiamo trovato nei terreni intorno persone che ci hanno aiutato e ci sostengono nella nostra attività, consentendoci di mantenere un rapporto con le vecchie tradizioni agricole. Perciò siamo molto contenti della nostra scelta”.

Quali punti in comune ha trovato con due professioni così differenti?

“La professione di cinereporter richiede la capacità di vedere le cose e nel momento in cui si vedono bisogna avere già avviato le riprese con la telecamera. L’occhio e la rapidità hanno molto in comune con la gestione dell’orto e dell’uliveto, come quando  per esempio bisogna intervenire subito al manifestarsi di piccole fitto patologie. Poi c’è il rapporto con la luce, che pure è ricorrente”.

Avrebbe scelto di dedicarsi alla cura della terra in età giovanile?

“Un po’, ho vissuto questo mondo da piccolo. Potendo conciliare la professione di cineoperatore, lo avrei fatto. Ma sono contento di averlo fatto adesso”.

Intervista di Federica Sorrentino

AGC GreenCom 16 Dicembre 2020 23:24