Snam, società d’infrastrutture energetiche lombarda, punta a diventare uno dei leader dell’energia a idrogeno, e per farlo ha investito 400 milioni di euro sulle Industrie De Nora, della quale detiene il 33%. Senza contare l’accordo stretto recentemente col Gruppo Fs Italiane per lo sviluppo dei treni a idrogeno, che prevede di costruire una flotta tale da soddisfare i requisiti della Commissione Europea sulla decarbonizzazione entro il 2050.

Eppure in un editoriale del quotidiano “Domani”, Giorgio Meletti solleva due problemi fondamentali che possono presentarsi come dei pesanti precedenti. Snam infatti non è una produttrice d’idrogeno, bensì si occupa del trasporto di esso, come Fs dell’acciaio. E nonostante ciò ha deciso di mettersi in prima fila per la transizione energetica italiana.

In più, nonostante conti azioni detenute per il 48% circa d’investitori istituzionali, il 31,4% da CDP Reti e l’1% da Banca d’Italia, i suoi ricavi derivano dalle tariffe per il trasporto del gas, permettendogli di devolvere in dividenti un terzo del suo fatturato. Anche al Governo cinese, e ciò creerebbe un precedente pericoloso.

AGC GreenCom 14 Dicembre 2020 15:06