venerdì, Settembre 17, 2021
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Armi, cresce il fatturato a 361 mld dollari, l’Italia al 10° posto

Nel 2019 l’import-export di armamenti militari si è confermato uno dei settori economici più redditizi. Infatti le 25 principali compagnie del settore hanno totalizzato un giro d’affari di 361 miliardi di dollari, pari a un incremento dell’8,5% del fatturato mondiale rispetto all’anno precedente. Lo riporta l’ultimo report dello Stockholm International Peace Research Institute (Sipri).

In testa alla classifica ci sono le aziende belliche degli Stati Uniti, che da sole controllano oltre il 60 per cento del mercato. A seguire ci sono le compagnie cinesi, con il 16 per cento.

Secondo i ricercatori del Sipri, pero’, nella classifica dei 25 giganti industriali potrebbero entrare anche altre aziende cinesi, ma non sarebbe stato possibile includerle per mancanza di dati accurati.

Il resto del mercato viene spartito tra la Federazione Russa, sei Paesi europei. Per la precisione l’Italia al 10°esporta il 2.5% delle armi di tutto il mondo. Prima di noi in classifica troviamo USA(34%), Russia (22%), Francia (6.7%), Germania (5.8%), Cina (5.7%), Regno Unito (4.8%), Spagna (2.9%) e Israele (2.9%). Chiude la classifica al decimo posto l’Olanda (2.1%), per la prima volta, da un’azienda mediorientale, piu’ precisamente la Edge con sede negli Emirati Arabi Uniti.

La top 10 dei produttori di armi riguarda le cosiddette “major weapons”, vale a dire quelle pesanti (aerei, navi, sottomarini, carri armati e sistemi missilistici),

L’aumento della domanda di armamenti da parte dei governi secondo il Sipri starebbe infatti facendo crescere anche l’offerta, spingendo Paesi non tradizionalmente esportatori – come quelli mediorientali – a investire per entrare nel mercato.

Giuliano Longo
Direzione editoriale l'Unità, commissione parlamentare legge editoria 1980. CDA Sipra rai. Direzione comunicazione PCI. Amministratore delegato Paese Sera quotidiano. Direzione editoriale quotidiano Liberazione. Editore di Time out Roma. No Limits supplemento de l'Unità. Direttore editoriale free Press Cinque giorni successivamente Cinque Quotidiano
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