I sindacati non assecondano la linea del sindaco di Taranto e del governatore della Puglia, Michele Emiliano, che ieri sera hanno fissato per il 9 dicembre una convocazione con più soggetti, anche ministeri, per costituire il Tavolo che dovra’ giungere all’accordo e alle previsioni necessarie per chiudere  delle lavorazioni siderurgiche a caldo dell’acciaio.

Al contrario, l’accordo – la cui firma e’ prevista a giorni – tra Invitalia e ArcelorMittal Italia prevede, accanto alla decarbonizzazione, anche il mantenimento dell’area a caldo. Previsti al riguardo nuovi investimenti e la ricostruzione dell’altoforno 5 per arrivare a 8 milioni di tonnellate di produzione nel 2025.

“In questo momento, alla luce dell’accordo di coinvestimento che lo Stato, con Invitalia, si accinge a stipulare con ArceloMittal, non serve aizzare la piazza, ne’ assecondare spinte populiste, ma bisogna avere una capacita’ di analisi in modo da poter fare poi le giuste proposte”, afferma la UIL. “Se la firma dell’accordo, inizialmente prevista il 30 novembre, e’ slittata di una decina di giorni – prosegue -, non e’ perchè si stanno meglio definendo i testi dell’intesa, ma perchè quell’intesa e’ ancora da costruire e al Governo sono giunti segnali che a Taranto sta montando un’insofferenza perchè la città, nelle sue espressioni rappresentative, non e’ stata affatto coinvolta nella discussione” dichiara Turi.  “Questo  ce lo ha detto anche il governatore Emiliano, che era nella video call insieme al sindaco.”.

Quindi “noi siamo contrari a chiudere l’area a caldo. Al sindaco di Taranto – conclude la Uil – abbiamo detto di cogliere il passaggio rilevante costituito dall’ingresso dello Stato in ArcelorMittal Italia. E’ la novità di tutto. Un sindaco non può non fidarsi dello Stato. E allora, ora che si apre lo spazio per un confronto, dobbiamo inserirci con delle proposte per far modificare la rotta”. 

AGC GreenCom 5 Dicembre 2020 9:55