Nonostante il neo premier nipponico Suga sembrava aver messo il paese sui binari delle zero emissioni nette entro la metà del secolo, il Giappone continua ad avere difficoltà ad abbandonare le fossili. Il parlamento del sol levante ha appena approvato il disegno di legge con la revisione triennale della politica energetica.

Il provvedimento propone di fissare nuovi obiettivi per il mix energetico. Le fossili, secondo la proposta, dovrebbero scendere a un generico meno del 50% entro il 2030, non un grosso cambiamento rispetto all’ultima versione della politica energetica.

Ben pochi i dettagli sull’altra metà della generazione di energia da fonti non fossili. Perché se da un lato un ruolo crescente sarà svolto dalle rinnovabili come eolico e solare, dall’altro lato il governo continua a guardare al nucleare come l’opzione migliore. D’altronde, in un discorso a fine ottobre, Suga aveva esplicitamente detto che l’energia dell’atomo era uno dei due pilastri su cui intendeva costruire la neutralità climatica del Giappone.

A marzo 2019 il mix energetico giapponese era ancora ben distante dagli obiettivi del prossimo decennio: le fossili erano al 77%, le rinnovabili al 17% e il nucleare al 6%. Dai prossimi bilanciamenti si misurerà la reale ambizione climatica del governo.

 

AGC GreenCom 2 Dicembre 2020 13:19