Nel piano di ripresa verde di Boris Johnson il ruolo del nucleare è tutt’altro che secondario. Per decarbonizzare l’economia, Londra ha in mente di spingere sia sugli impianti tradizionali che sui mini reattori. Per raggiungere questi obiettivi sono stati riservati 1,2 miliardi di sterline di investimenti per lo sviluppo del nucleare, dell’idrogeno e di tecnologie CCS.

Allo stato attuale, secondo la commissione parlamentare sui conti pubblici (Pac), il piano del Primo ministro britannico è tutt’altro che realizzabile. Il Pac nel suo rapporto periodico pone l’attenzione sulle disfunzioni strutturali del sistema di gestione del nucleare nel paese, in modo particolare per quanto riguarda il decommissioning degli impianti obsolescenti e la gestione delle scorie.

Attualmente la National Decommission Authority (NDA) non sa ancora dove ci troviamo attualmente, e quali sono le condizioni relative allo stato e alla sicurezza dei siti nucleari in disuso del Regno Unito. Inoltre per il decommissioning sono state già spese “cifre astronomiche” e che non vi è alcuna certezza che i costi messi a preventivo non lievitino ulteriormente, anche alla luce delle esperienze passate. Secondo la NDA, in totale lo smantellamento degli impianti richiede più di 130 miliardi di sterline e non sarà ultimato prima di 120 anni.

Il Regno Unito ha otto centrali nucleari in funzione al momento. Tutte tranne una dovrebbero andare in pensione nel prossimo decennio. È in costruzione un solo nuovo impianto, quello già citato a Hinkley Point nel Somerset. Che è in ritardo di anni sulla tabella di marcia ed è già costato miliardi di sterline oltre il budget preventivato.

 

 

AGC GreenCom 29 Novembre 2020 17:35