Missione Space X. Tre astronauti americani e uno giapponese di nuovo su un “veicolo spaziale” statunitense in  volo con destinazione ISS, seppur opera del “privato Elon Musk. Nove anni dopo la conclusione delle operazioni con gli Shuttle. Il lancio è avvenuto da Cape Canaveral, in Florida, alle 01,27, ora italiana, di lunedì 16 novembre. Il maltempo ne aveva di un giorno ritardato la partenza. A bordo quattro astronauti: Mike Hopkins, Victor Glover, la scienziata Shannon Walker e il giapponese Soichi Nogochi. E’ un viaggio storico. La navicella “privata” Crew Dragon della missione Crew-1 di Space X è di fatto il primo servizio taxi di trasporto alla NASA. L’arrivo sulla Stazione Spaziale Internazionale ISS è previsto per le 5 del mattino (ora italiana) di martedì.
Dalla messa in pensione dei suoi Shuttle, per lanciali verso la ISS la Nasa ha sborsato un lucroso biglietto all’agenzia spaziale russa Roscosmos. L’ultimo contratto per la missione d’ottobre sulla Soyuz era di 86 milioni di dollari per un solo posto, con un certo malumore dei componenti del Congresso americano. Cosi che “politici” e NASA  avevano accettato l’idea di finanziare l’iniziativa privata di Elon Musk per realizzare un vettore e una navicella che portasse i rifornimenti alla stazione frutto di una tecnologia che, evoluta, potesse poi trasportare anche astronauti.
Da sempre l’obiettivo di Musk che nel 2014 ottenne dalla NASA un finanziamento di 2,6 miliardi di dollari al fine di costruire Crew Dragon. Nello stesso tempo la Nasa garantiva 4,2 miliardi di dollari alla Boeing per realizzare un’altra capsula, Starliner, così da avere quella doppia possibilità che era mancata con lo Shuttle e che paralizzò a lungo i voli umani americani.
Una cifra più consistente per il costruttore americano di Seattle perché partiva da zero mentre Space X di Muskaveva già beneficiato delle risorse assegnate per la versione cargo delle Dragon diventata poi abitabile. Ciascun contratto prevede sei voli per ISS.

AGC GreenCom 16 Novembre 2020 5:45