Ma come e dove l’idrogeno nazionale potrebbe a ragione cambiare le prospettive industriali? In generale in quelli cosiddetti “hard-to-abate” (alti costi di riduzione delle emissioni), dove è più complicato servirsi semplicemente di energia elettrica. I tecnici MISE nella prima fase al 2030 ne hanno finora focalizzati quattro.

A cominciare dai treni che potrebbero abbandonare l’alimentazione diesel. E non a caso , la multinazionale ferroviaria francese Alstom da diversi anni ha sperimentato convogli a trazione ad idrogeno soprattutto in Germania, dove già da qualche tempo ci sono treni in regolare servizio.

Poi i camion: su cui si stima che almeno il 2% del parco circolante al 2030 potrà essere alimentato a idrogeno. L’intervento su questi ultimi, inoltre, potrà innescare la diffusione delle stazioni di rifornimento, utilizzabili in seguito anche da altre utenze.

Per parlare del settore chimico e delle raffinerie, che dovrebbero progressivamente riconvertirsi all’idrogeno “verde”. E, infine, c’è il cosiddetto “blending”, la miscelazione con il gas naturale trasportato nei gasdotti esistenti, prevista fino a 2% in volume.

Al 2030, quindi, il consumo di idrogeno è previsto passare da 500 mila a 700 mila tonnellate l’anno con un potenziale margine di crescita se ci fossero sviluppi tecnologici confortanti, che potrebbero in futuro coinvolgere acciaierie, cementifici, cartiere, aviazione e trasporto marittimo.

AGC GreenCom 15 Novembre 2020 19:29