In Italia siamo abituati a pensare agli impianti eolici negli imbuti delle valli o sulle creste delle montagne per raccogliere più energia possibile dal vento, ma a breve potremmo trovarli anche nel bel mezzo del mare, a pelo d’acqua. Questa tecnica poco conosciuta dagli italiani in realtà è già stata utilizzata sulle coste di Taranto, con un impianto di 10 turbine che genera circa 3MW di energia ciascuna.

Questa tipologia di impianto prende il nome di Eolico Offshore ed è già parecchio utilizzato dagli altri paesi europei, ma finalmente i tempi sembrano maturi anche in Italia per sfruttare questo enorme potenziale energetico.

Le principali critiche arrivavano dalla comunità ambientalista, che è preoccupata per l’impatto che questi stabilimenti possano avere sull’ecosistema marino, ma a tal proposito la ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento) ha prodotto il primo “Manifesto per lo sviluppo dell’eolico offshore in Italia, nel rispetto della tutela ambientale e paesaggistica” nel quale si parla dell’attenzione al minimizzare le modifiche dell’habitat, il ripristino degli ambienti alterati e la possibilità di individuare all’interno dei parchi aree di ripopolamento di flora e fauna.

Il presidente di ANEV Simone Togni: “Siamo in un’epoca storica in cui c’è uno scollamento tra le intenzioni della politica e l’assoluta mancanza di strumenti per raggiungerle, basti pensare che secondo gli obiettivi del Pniec (Piano energia e clima) l’eolico offshore dovrebbe arrivare ai 300 MW entro il 2025 per triplicare nel 2030.

 

AGC GreenCom 12 Novembre 2020 19:07