giovedì, Settembre 23, 2021
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Metano fuoriesce da acque artiche: per clima terribile notizia

Una scoperta che ha l’aria di un segnale terribilmente negativo sulla “salute del Pianeta” è quella di un gruppo di circa 60 ricercatori internazionali che stanno “setacciando” le acque del Mare di Laptev, al largo delle coste della Siberia. Dal cosiddetto “pendio continentale”, ovvero la fascia in cui la piattaforma continentale sommersa inizia a inclinarsi decisamente verso il basso, sta fuoriuscendo infatti metano. Gli scienziati sono a bordo della nave russa Akademik Keldysh.
Anche se è al momento è difficile valutare l’entità del fenomeno, sembrerebbe, purtroppo, la prova che si tratti di uno degli effetti più temuti del riscaldamento globale. La decomposizione degli idrati nei quali il metano, un gas serra 80 volte più potente della Co2 su un periodo di 20 anni, è rimasto finora congelato, sembrerebbe ormai definitivamente innescato. Fenomeno che potrebbe alimentare la spirale perversa che in gergo viene chiamata positive feedback: più riscaldamento uguale più rilascio di metano, uguale ancora più riscaldamento globale.

In sei punti di monitoraggio lungo un fascia lunga 150 chilometri e larga 10, circa 600 chilometri al largo delle coste siberiane, spiega il prestigioso quotidiano britannico Guardian nato nel 1821 con sede a Manchester, che è riuscito a contattare l’equipaggio via telefono satellitare, i ricercatori sono riusciti a vedere nuvole di bolle rilasciate dai sedimenti.

In un punto, alla profondità di circa 300 metri, hanno rilevato concentrazioni di metano fino a 1.600 nanomoli per litro, 400 volte più alte di quelle attese. La causa più probabile di “rottura” degli idrati (o clatrati) di metano è l’intrusione di correnti calde atlantiche. Una “atlanticizzazione” imputabile, a sua volta, ai cambiamenti climatici indotti dalle attività umane.

“La scoperta di idrati dei pendii continentali che stanno attivamente rilasciando è molto importante e, finora, inosservata – ha detto Igor Semiletov dell’Accademia russa delle Scienze, capo delle missione scientifica – rappresenta una nuova pagina. Potenzialmente potrebbero esserci serie conseguenze climatiche, ma ci servono ulteriori studi prima di poterlo confermare”.

Per Orjan Gustaffson dell’Università di Stoccolma, invece, anche lui a bordo della Akademik Keldysh, “è improbabile ci sia alcun impatto importante sul riscaldamento globale, ma il punto è che il processo è stato innescato, questo sistema di idrati è stato perturbato e il processo andrà avanti”.

A peggiorare le cose c’è il fatto che un analogo processo sta accadendo anche sulla terraferma, sempre nelle zone più settentrionali del pianeta, per lo scioglimento del permafrost, lo strato di terreno che dovrebbe rimanere permanentemente ghiacciato.

Intanto, in Siberia, soprattutto durante lo scorso mese di gennaio, si è registrata un’ondata anomala di caldo. Degli effetti della scoperta della fuoriuscita di metano dal fondo dell’Oceano glaciale artico se ne potrà sapere di più quando i ricercatori torneranno dalla missione e potranno analizzare i dati in vista di una pubblicazione.

Nel frattempo, il Guardian sottolinea che, da gennaio a giugno di questo 2020, le temperature in Siberia sono state di 5°C più alte della media e che lo scorso inverno il ghiaccio marino si era sciolto insolitamente presto. Ora, ormai a novembre appena iniziato, il ghiaccio non ha ancora iniziato a riformarsi. Altro segnale negativo.

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