mercoledì, Settembre 22, 2021
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ISS compie 20 anni. NASA conferma: Il 14 novembre altri 4 astronauti

Era il 2 novembre 2000 quando due astronauti russi e uno statunitense inaugurano ufficialmente la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Da allora la Stazione è cresciuta in dimensioni fino a essere costituita da 16 diversi moduli appartenenti al segmento russo o a quello americano. Oggi la Iss è usata in particolare per la ricerca scientifica.

Da quel fatidico 2 novembre 200 ISS non è mai stata disabitata neanche per un giorno. Finora, ben 241 astronauti provenienti da 19 diverse nazioni l’hanno costantemente occupata. La Iss viaggia regolarmente a circa 400 kilometri di altezza rispetto alla Terra, a una velocità di oltre 27 mila km/h che le permette di realizzare ogni giorno 15 orbite e mezzo del nostro pianeta.

La Stazione oggi ha delle dimensioni paragonabili a un campo da calcio con un peso di 460 tonnellate ed è costituita da due sezioni, una controllata dai russi e una dagli statunitensi dove però operano anche altre nazioni, Nel complesso si divide in 16 diversi moduli: quattro appartenenti alla Russia, nove agli Usa, due al Giappone e uno dall’Europa. Una struttura complessa che è diventata tale nel corso di questi ultimi due decenni.

In ogni caso, 20 anni orsono la Iss si presentava in  forma ancora molto embrionale  quando i due russi Sergey Krikalyov e Yuri Gidzenko e l’americano William Shepherd la inaugurano e accendendo letteralmente per la prima volta le luci all’interno. Nei cinque mesi di permanenza i tre astronauti si concentrarono soprattutto sul predisporre l’attrezzatura e i sistemi presenti a bordo. Operazioni che richiesero molto tempo ai tre uomini, anche perché la Iss era ovviamente molto diversa rispetto a come la conosciamo ora.

La Iss visse indirettamente un momento particolarmente delicato dopo il tragico incidente dello Shuttle Columbia del 1° febbraio 2003. La tragedia provocò la brusca frenata delle attività spaziali, con la sospensione della “crescita” della Stazione.

Importante momento  fu nel 2007 con il lancio del modulo ribattezzato Harmony che avrebbe poi fatto da collegamento con le altre parti destinate agli esperimenti giapponesi ed europei. Ed è proprio l’European Space Agency (ESA) ad aver puntato molto sulla Stazione spaziale internazionale con il lancio a inizio del 2008 del modulo Columbus, destinato proprio alla ricerca scientifica. Soltanto qualche settimana più tardi era poi stata la volta di Kibo, il nome con cui è stato ribattezzato il modulo giapponese.

Nel tempo sono state aggiunte di continuo nuove parti alla Iss, anche se raggiunti i primi 10 anni di vita la Stazione aveva già assunto una struttura molto simile a quella che possiamo vedere ancora oggi. Una data particolarmente importante è il 2011: con la “messa in pensione” dello Space Shuttle americano, la Soyuz russa diventò l’unico mezzo utilizzato per portare gli astronauti a bordo della Iss.

Un monopolio terminato quest’anno grazie al successo di Space X di Elon Musk. Ad agosto scorso, infatti, la navicella Crew Dragon è riuscita a riportare sulla Terra due astronauti americani, partiti il 30 maggio e attraccati sulla Iss il giorno successivo. Un successo non di poco conto dato che si è trattato del primo lancio dal suolo americano dopo ben nove anni di attesa. Impresa realizzata per la prima volta in assoluto da un’azienda privata statunitense.

Nel frattempo la NASA ha confermato per il 14 novembre una nuova missione di Crew Dragon. Stavolta 4 astronauti partiranno alla volta di ISS dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral, in Florida, con un razzo Falcon 9 sempre di SpaceX di Elon Musk.

I quattro astronauti, tra cui il giapponese Soichi Noguchi, rimarranno sulla Stazione Spaziale Internazionale per circa 6 mesi.

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