Grazie alla risoluzione senza precedenti delle immagini scattate a bordo della sonda spaziale OSIRIS-REx della NASA – protagonista di successo dell’operazione di campionamento Touch and Go avvenuta lo scorso 20 ottobre sull’asteroide carbonaceo primitivo Bennu – un gruppo di ricercatori guidato dall’Università dell’Arizona e che ha visto la partecipazione di Maurizio Pajola, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), ha potuto ricostruire la storia degli impatti sull’asteroide Bennu, risalendo al flusso di meteoriti cosiddetti “impattori” che hanno generato i crateri oggi presenti su diversi massi che popolano la sua superficie. Lo studio ha permesso di determinare l’intervallo di tempo, circa 1,75 milioni di anni, in cui l’asteroide è entrato a far parte della categoria dei cosiddetti Near Earth Objects, o NEO, i corpi del Sistema solare la cui orbita ha una probabilità di incrociare quella della Terra.

AGC GreenCom 26 Ottobre 2020 17:51